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In primo piano 6.12.19

«Mi piace mettermi alla prova»

Il gruppo regionale della Svizzera italiana è diretto ora da Emilio Motta. Nell’intervista ci parla di sé, del Ticino e delle sfide che vuole affrontare con il suo gruppo regionale nei prossimi mesi.

Emilio, come e quando sei arrivato in Network?
Ho conosciuto Network tramite alcuni amici che già ne facevano parte. Da quando mi sono trasferito a vivere in Svizzera nel 2013, ho sempre cercato di creare nuovi legami che avessero un significato. Da sempre sono interessato alla politica e ai diritti delle persone LGBT+ e ho sentito la necessità di darmi da fare in questo senso anche nella mia patria di adozione. Quando ho sentito parlare di Network sono rimasto molto colpito dalla sua peculiarità e dal suo modo di inserirsi nel dibattito dei diritti delle persone omosessuali nel mondo del lavoro, così ho pensato che sarebbe stata un’ottima occasione per conoscere persone nuove e al tempo stesso fare qualcosa di significativo. Io e mio marito Marco avevamo saputo che il gruppo regionale del Ticino era alla ricerca di nuovi soci poiché erano rimasti in pochi, così nei primi mesi del 2019 abbiamo preso contatti con l’Associazione.

Sei il nuovo leader del gruppo regionale ticinese. Quali sono le maggiori sfide di Network in Ticino?
Sicuramente la nostra priorità è quella di trovare nuove persone che abbiano voglia di avvicinarsi a Network in maniera proattiva, di partecipare alla vita associativa e di portarci la loro esperienza e competenza. Vorremmo arrivare a coinvolgere più persone possibile nel mondo del lavoro ticinese, soprattutto nelle posizioni dirigenziali per promuovere una azione incisiva riguardo ai diritti delle persone LGBT+ sul lavoro. Inoltre condividiamo le sfide che l’Associazione intera raccoglie, soprattutto in campo politico, partecipando attivamente alle battaglie sulle prossime iniziative in votazione che ci riguarderanno da vicino. È fondamentale che anche in Canton Ticino questi temi vengano affrontati in maniera corretta.

Quale sostegno ti aspetti dal Direttivo e dagli altri gruppi regionali?
Il Direttivo si è dimostrato molto attento e ci sta fornendo tutto il supporto e gli strumenti per cercare di continuare l’azione di Network in Ticino. Siamo sicuri che sarà pronto ad aiutarci anche qualora decidessimo di organizzare eventi importanti.  Per quanto riguarda gli altri gruppi regionali, durante l’ultimo Direttivo Allargato (EVS) di novembre si è proprio parlato della possibilità di creare collaborazioni tra due o più gruppi nella organizzazione di iniziative per i soci. Credo si potranno creare delle ottime sinergie.

Cosa c’è nell’agenda ticinese per il 2020?
Oltre ai nostri consueti aperitivi (sempre con cena…) che si tengono mensilmente tra Lugano e Locarno, abbiamo i tradizionali incontri durante il prossimo Festival del Cinema di Locarno, a cui partecipano spesso Networker di passaggio provenienti da tutta la Svizzera. Questi incontri informali sono anche importanti per poter coinvolgere eventuali nuovi simpatizzanti. Continueremo a collaborare nell’associazione TicinoPride, gruppo che si è costituito all’indomani del Pride 2018 e di cui Network fa parte, per vedere quali sono le possibilità di organizzare futuri Pride in Canton Ticino. Uno dei miei obiettivi è anche quello di coltivare le relazioni con le realtà simili a Network che sono presenti in Italia. La nostra vicinanza con Milano ci permette di essere in contatto con grandi realtà attive sui temi a noi vicini (penso ad associazioni come EDGE, Parks,…) che svolgono un lavoro importante e affine a quello di Network. Infine, come accennavo poco sopra, ci stiamo mettendo al lavoro per proporre delle iniziative in collaborazione con altri gruppi, ma non voglio rovinare la sorpresa!

L’anno scorso, il Pride nazionale si è svolto per la prima volta nella Svizzera italiana. Ha lasciato un’impressione duratura nel popolo ticinese?
Il Pride 2018 è stata una vera e propria “bomba” per la realtà ticinese. In senso positivo ovviamente. La risposta della popolazione è stata fantastica e ha coinvolto tanti diversi strati della società locale. Il supporto di tantissime persone e istituzioni è stato fondamentale per far capire cosa sia davvero il Pride e quale sia il suo significato: anche chi solitamente è meno attento ai temi LGBT+ si è reso conto che accettare il modo di essere di tutti, a prescindere dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, porta solamente arricchimento e positività nella società. Credo che questo evento abbia contribuito a cambiare la mentalità ticinese riguardo a questi temi.

Hai già partecipato al Direttivo allargato (EVS) all’inizio di novembre a Schönried. La tua impressione?
È stata per me l’occasione di conoscere personalmente il Direttivo, i responsabili regionali e delle commissioni e di farmi a mia volta conoscere da tutti. Proprio a Schönried è avvenuto il passaggio di testimone tra Patrick Perret-Gentil (che per tanti anni ha svolto un lavoro incredibile per il gruppo del Ticino) e me e devo dire che mi sono trovato molto bene con tutti, ho conosciuto tante persone fantastiche e soprattutto molto disponibili. Ho apprezzato che si parlasse di cose molto concrete e che si utilizzasse il tempo a nostra disposizione in maniera proficua. All’inizio temevo che la barriera linguistica insieme al fatto di conoscere poche persone e di essere uno sconosciuto per quasi tutti mi avrebbe limitato, ma devo dire che mi sono invece sentito subito il benvenuto e sono riuscito a comunicare bene con tutti, nonostante il mio tedesco non proprio “perfetto”.

Qualche domanda su di te: Cosa ti piace?
Mi piace mettermi alla prova e provare cose nuove: sono sempre alla ricerca di qualche nuovo obiettivo, in tanti ambiti diversi: musica e sport, per esempio. Sono un clarinettista amatoriale e da tutta la vita coltivo una grande passione per la musica.
Nella dimensione personale amo passare il tempo, a casa o in viaggio, con mio marito Marco e i nostri due cani.

E che cosa non ti piace?
Rimanere sempre nello stesso posto. Ho bisogno di muovermi e scoprire il mondo in continuazione, creando legami e facendo esperienze nuove. Non amo la chiusura mentale e penso che sia impossibile aprire le proprie vedute rimanendo sempre con lo stesso orizzonte. Si dice che l’ignoranza e la paura siano i principali ingredienti dell’odio e personalmente penso che il miglior modo di neutralizzarli sia la curiosità verso i luoghi e le persone diverse.

Interview: Michel Bossart
Traduzione: Angelo Caltagirone

 

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